Come si costruisce il programma del Festival delle Storie: ospiti, libri e temi nei borghi della Valle di Comino
Come nasce il programma del Festival delle Storie? Dalla scelta degli ospiti alla selezione dei libri, dalla definizione dei temi alla scelta dei borghi: ecco come prende forma una giornata del Festival delle Storie in Valle di Comino.
Organizzare un festival letterario significa molto più che mettere in fila una serie di appuntamenti. Dietro ogni giornata del Festival delle Storie c’è un lavoro fatto di ricerca, letture, incontri, idee e scelte. L’obiettivo è costruire un programma capace di unire letteratura, cultura e territorio, creando un’esperienza che coinvolga il pubblico ben oltre la semplice presentazione di un libro.
Da diciassette anni il Festival porta scrittori, giornalisti, artisti, studiosi e protagonisti della cultura nei borghi della Valle di Comino, trasformando piazze, palazzi e luoghi storici in spazi di incontro.
Ma come nasce, concretamente, il programma del Festival?
Da dove nasce il programma del Festival delle Storie?
Ogni edizione parte dalla ricerca di un tema centrale.
Una parola, un’immagine, una domanda o un argomento diventano il punto di partenza per costruire il programma. Il tema permette di mettere in relazione storie apparentemente lontane e di creare un percorso coerente tra i diversi appuntamenti.
Il Festival delle Storie non vuole infatti essere soltanto un festival letterario. La letteratura è il punto di partenza per parlare anche di attualità, filosofia, storia, scienza, cinema, teatro, musica, arte, sport e società.
Il risultato è un programma trasversale, nel quale ogni ospite può offrire una prospettiva diversa sullo stesso tema.
Come vengono scelti gli ospiti del Festival
La scelta degli ospiti è uno dei momenti più importanti nella costruzione del programma del Festival delle Storie.
Non conta soltanto la notorietà di uno scrittore o di un personaggio pubblico. La domanda fondamentale è: quale storia può portare questa persona al Festival?
Un autore può essere invitato per il suo ultimo romanzo, ma anche per la sua esperienza professionale o per la particolare prospettiva con cui interpreta la realtà.
Per questo nel programma possono convivere scrittori, giornalisti, registi, fotografi, scienziati, filosofi, antropologi, sportivi e artisti.
La diversità degli ospiti permette di creare incontri inattesi e conversazioni capaci di sorprendere il pubblico.
I libri al centro degli incontri
I libri rappresentano uno degli elementi fondamentali del Festival, ma non vengono considerati soltanto come prodotti editoriali da presentare.
Un libro può diventare una porta d’ingresso verso un tema più ampio.
Un romanzo può permettere di parlare di memoria e identità. Un saggio può aprire una riflessione sulla società contemporanea. Una biografia può raccontare un’epoca. Un libro per ragazzi può diventare l’occasione per discutere di educazione e immaginazione.
Per questo la selezione dei libri è strettamente collegata alla costruzione degli incontri e al filo conduttore dell’intera giornata.
Il filo conduttore di una giornata del Festival
Una volta individuati ospiti e libri, arriva il momento di costruire il filo conduttore.
È questo che trasforma una serie di appuntamenti in un vero percorso.
Nell’edizione 2026, ispirata al Cantico delle Creature, il programma utilizza per esempio gli elementi naturali celebrati da San Francesco come chiavi narrative: Fratello Sole, Sorella Acqua e Frate Vento.
In questo modo una conversazione sulla letteratura può dialogare con un incontro sulla scienza, un appuntamento dedicato alla fotografia può incontrare la spiritualità e una performance teatrale può diventare il naturale completamento di una giornata.
Il tema funziona quindi come un filo invisibile che collega le diverse storie.
La Valle di Comino protagonista del Festival
C’è poi un elemento fondamentale che distingue il Festival delle Storie: il programma viene costruito anche pensando ai luoghi che lo ospitano.
La Valle di Comino non è soltanto lo scenario della manifestazione. I suoi borghi fanno parte del racconto.
San Donato Val di Comino, Gallinaro, Settefrati, Alvito, Atina, Picinisco e gli altri comuni coinvolti diventano luoghi nei quali letteratura e territorio si incontrano.
La scelta della location può quindi contribuire al significato di un appuntamento. Una piazza storica, un palazzo, un borgo medievale o un paesaggio naturale possono diventare parte integrante dell’esperienza del pubblico.
Il Festival porta così la cultura nei luoghi della quotidianità e, allo stesso tempo, invita il pubblico a scoprire i borghi della Valle di Comino attraverso le storie.
Come nasce una giornata del Festival delle Storie
La costruzione di una giornata segue quindi diversi passaggi:
- La scelta del tema, che definisce la direzione dell’edizione.
- La ricerca degli ospiti, individuando persone e storie capaci di interpretarlo.
- La selezione dei libri e dei contenuti, in relazione agli argomenti affrontati.
- La costruzione degli incontri, cercando dialoghi e connessioni tra esperienze diverse.
- La scelta dei luoghi, in relazione al territorio e all’identità dei borghi.
- La definizione del programma, con orari, successione degli appuntamenti e momenti di spettacolo.
- L’organizzazione dell’accoglienza, perché anche il rapporto con il pubblico è parte fondamentale del Festival.
Il risultato finale è una giornata che non vuole essere soltanto una sequenza di eventi, ma un percorso culturale da vivere.
Dietro ogni incontro c’è una storia
Quando il pubblico arriva in piazza, tutto sembra semplice: un palco, alcune sedie, un ospite, un microfono e una conversazione.
In realtà, dietro quell’incontro ci sono mesi di lavoro.
Ci sono libri letti e proposti, ospiti contattati, temi discussi, luoghi individuati e programmi modificati. Ci sono imprevisti da risolvere e nuove idee che entrano in corsa.
Perché costruire il programma di un festival letterario significa anche lasciare spazio all’imprevisto. Le storie, del resto, non sono mai completamente prevedibili.
Quando il programma diventa Festival
Alla fine, tutto questo lavoro deve trasformarsi in qualcosa di molto semplice: un incontro che abbia senso.
Il pubblico deve poter percepire il legame tra un ospite e il tema della giornata, tra un libro e un altro, tra una storia e il borgo che la ospita.
È in quel momento che il programma smette di essere un calendario e diventa esperienza.
Da diciassette anni il Festival delle Storie lavora proprio su questo: costruire occasioni in cui libri, persone, idee e territorio possano incontrarsi.
Perché una giornata del Festival non nasce soltanto da una lista di nomi.
Nasce da una domanda, attraversa molti luoghi e molte storie e arriva infine al pubblico.
E forse è proprio questo il modo migliore per costruire un festival delle storie: partire dalle storie, metterle in relazione e lasciare che siano loro a trovare la strada per arrivare alle persone.