Festival delle Storie: 17 anni di racconti nei borghi della Valle di Comino
Da un’idea nata “all’improvviso” nel 2009 a uno dei più riconoscibili appuntamenti culturali della Valle di Comino: la storia del Festival delle Storie è un viaggio fatto di libri, incontri, persone e borghi. Un festival cresciuto senza mai perdere il legame con la terra da cui è nato.
Ci sono storie che nascono già grandi e altre che, invece, cominciano quasi per gioco.
La storia del Festival delle Storie appartiene decisamente alla seconda categoria. È una storia cominciata diciassette anni fa, nel 2009, da un’intuizione, da qualche amicizia e da quella dose di incoscienza necessaria per provare a fare qualcosa che ancora non esiste.
Oggi il Festival delle Storie è una manifestazione culturale che attraversa i borghi della Valle di Comino, porta scrittori, giornalisti, artisti, scienziati e protagonisti della cultura italiana nelle piazze e nei luoghi storici del territorio e trasforma per alcuni giorni l’intera valle in un grande palcoscenico della narrazione. Ma la sua origine è molto più piccola e, forse proprio per questo, ancora più autentica. (Festival delle storie)
Tutto comincia nel 2009: una storia nata “all’improvviso”
Per capire il Festival bisogna partire dal suo primo nome: Antrasarta.
È il nome del club culturale dal quale tutto prende avvio. Una parola dialettale che significa “all’improvviso” e che contiene già, in qualche modo, il DNA della manifestazione: la sorpresa, il cambiamento, l’imprevisto, l’idea che una storia possa cominciare senza sapere esattamente dove porterà.
L’idea nasce da Vittorio Macioce, giornalista e scrittore profondamente legato alla Valle di Comino, insieme a Rachele Brancatisano. In un periodo segnato dalla crisi economica e dalla sensazione che fosse necessario fare qualcosa di concreto per il proprio territorio, prende forma un progetto semplice e ambizioso allo stesso tempo: riportare la cultura nella valle e fare della propria terra un luogo di incontro. (satisfiction.eu)
La prima edizione ha qualcosa di avventuroso. Macioce riesce a coinvolgere il musicista americano Grayson Capps e suo padre Ronald Everett Capps, autore del romanzo da cui era stato tratto il film Una canzone per Bobby Long. L’appuntamento viene organizzato a San Donato Val di Comino, a Villa Grancassa.
È una scommessa. E, come spesso accade con le scommesse migliori, non c’è la certezza che tutto funzioni.
Poi, però, gli ospiti arrivano davvero.
E quella prima serata diventa la scintilla da cui prende forma qualcosa di molto più grande. (satisfiction.eu)
Dall’improvvisazione a un progetto culturale
Quello che era nato quasi “all’antrasarta”, cioè all’improvviso, comincia a strutturarsi.
Nel 2011 nasce l’Associazione Culturale “Il Festival delle Storie”, dando una forma più stabile a un progetto che aveva ormai trovato la propria direzione: trasformare la Valle di Comino in un crocevia di storie, incontri, libri e persone. (Codice Edizioni)
E quella definizione è importante, perché racconta una scelta che ancora oggi distingue il Festival.
Non si tratta semplicemente di portare alcuni autori in un paese per presentare i loro libri. L’ambizione è più ampia: creare un luogo dove possano incontrarsi scrittori e lettori, giornalisti e cittadini, studiosi e curiosi, artisti e comunità locali.
La cultura, insomma, non come qualcosa da osservare a distanza, ma come un’esperienza da vivere insieme.
Una valle intera diventa il palcoscenico
La crescita del Festival porta con sé una scelta destinata a diventare la sua caratteristica più riconoscibile: non costruire un festival in un unico luogo, ma far muovere le storie da un borgo all’altro.
La Valle di Comino diventa così una sorta di grande teatro naturale.
Le piazze, i vicoli, i cortili, i castelli e gli edifici storici sostituiscono le sale congressi. I borghi medievali diventano scenografie senza bisogno di essere costruite. Il pubblico non si limita ad andare al festival: entra nei paesi, li attraversa, li scopre.
Già nel 2013 la Repubblica raccontava il Festival come una sorta di “trekking letterario” attraverso i borghi medievali della valle, sottolineando proprio il rapporto tra la manifestazione e la riscoperta di un territorio allora ancora poco conosciuto. (la Repubblica)
È una formula che negli anni si consolida. Nel 2015 il Festival viene segnalato tra i migliori dieci festival letterari italiani dal Touring Club, mentre la rassegna continua ad allargare il proprio programma e la propria rete di ospiti. (festivaldellamente.it)
Scrittori, giornalisti, scienziati: perché il Festival non è soltanto letterario
Un’altra caratteristica emerge con sempre maggiore chiarezza: il Festival delle Storie non vuole mettere confini alle storie.
Negli anni, sui suoi palchi si sono alternati scrittori affermati ed esordienti, giornalisti, registi, attori, musicisti, scienziati, filosofi, magistrati, sportivi e protagonisti dell’attualità.
È una scelta coerente con l’idea originaria di Antrasarta: non importa tanto da quale disciplina provenga una persona, quanto la storia che ha da raccontare e la capacità di condividerla.
Così la letteratura diventa un punto di partenza per parlare di società, memoria, scienza, sport, cinema, territorio, politica, costume e futuro.
Ed è anche per questo che il Festival è riuscito a costruire nel tempo un pubblico che non coincide necessariamente con quello tradizionale dei festival letterari.
Diciassette anni dopo: la crescita senza perdere l’identità
Dal 2009 a oggi il Festival è cambiato profondamente.
È cresciuto il numero degli ospiti, si sono ampliate le collaborazioni, è aumentata la presenza della manifestazione nel panorama culturale nazionale e il calendario si è trasformato in un vero percorso attraverso la Valle di Comino.
Ma c’è una cosa che non è cambiata: la volontà di raccontare la Valle attraverso le storie e, contemporaneamente, raccontare le storie attraverso la Valle.
L’edizione 2024, per esempio, ha attraversato San Donato Val di Comino, Alvito, Gallinaro, Settefrati e Atina, confermando la vocazione itinerante della manifestazione. (Visit Valle di Comino)
Nel 2025 il percorso si è ulteriormente articolato in sette giornate e sette località, coinvolgendo Atina, Settefrati, Alvito, il Castello di Alvito, Gallinaro, San Donato Val di Comino e Picinisco. (Festival delle storie)
E nel 2026 il Festival arriva alla sua diciassettesima edizione, con una nuova settimana di appuntamenti dedicata al Cantico delle Creature e con la Valle ancora una volta protagonista. (Visit Valle di Comino)
Perché il Festival continua a scegliere i borghi della Valle di Comino?
È forse la domanda più importante.
Perché non spostare tutto in una grande città? Perché non scegliere un’unica location più semplice da organizzare? Perché continuare a portare centinaia di persone nei piccoli centri della valle?
La risposta è nel progetto stesso.
Il Festival delle Storie esiste perché esiste la Valle di Comino.
La valle non è semplicemente il luogo in cui si svolgono gli appuntamenti: è parte integrante del racconto.
I borghi medievali, le montagne, le piazze, i palazzi storici, le strade e le comunità locali diventano elementi della narrazione. Il pubblico arriva per ascoltare uno scrittore e, nello stesso momento, scopre un paese. Entra in una piazza per assistere a un incontro e si ritrova immerso in una storia molto più antica di quella raccontata sul palco.
È un modo di fare promozione territoriale attraverso la cultura, ma anche qualcosa di più profondo: è un modo per ricordare agli abitanti che il proprio territorio non è periferia, bensì può diventare un centro.
Un centro di cultura, di incontro, di bellezza.
La Valle come luogo delle storie
La Valle di Comino possiede una caratteristica particolare: è un territorio fatto di piccoli centri, ognuno con una propria identità, una propria memoria e una propria fisionomia.
Il Festival non cerca di uniformarli.
Al contrario, li attraversa uno per uno.
San Donato Val di Comino, Gallinaro, Settefrati, Alvito, Atina, Picinisco e gli altri borghi diventano capitoli differenti di uno stesso racconto. Ogni paese offre una piazza diversa, un paesaggio diverso, una storia diversa.
È proprio questa dimensione diffusa a rendere il Festival qualcosa di più di una rassegna letteraria: una narrazione collettiva della Valle di Comino.
Diciassette anni dopo, la storia continua
C’è un elemento quasi paradossale nella storia del Festival delle Storie.
È nato da un’idea chiamata “all’improvviso”, ma è riuscito a costruire una continuità lunga diciassette anni.
È nato piccolo e oggi coinvolge una rete molto più ampia di persone e territori.
È nato con l’idea di portare qualche storia nella propria terra e oggi porta nella Valle di Comino storie provenienti da mondi lontani, per poi lasciare che quelle storie incontrino quelle locali.
Ma forse la sua forza sta proprio qui: crescere senza smettere di essere fedele alla propria origine.
Nel 2026, mentre il Festival si confronta con il Cantico delle Creature e con temi come il Sole, l’Acqua, il Vento e gli elementi della natura, torna ancora una volta nei borghi della valle.
Non per caso.
Perché il Festival delle Storie, in fondo, è nato proprio da una convinzione semplice: che un territorio possa tornare a essere vivo quando ricomincia a raccontarsi.
E dopo diciassette anni, quella storia non è ancora finita. È diventata una storia fatta di tante storie: quelle degli ospiti, quelle del pubblico, quelle dei paesi e delle persone che li abitano.
Una storia che, ogni estate, torna a casa.