Ci sono luoghi in cui il vento non è soltanto qualcosa che passa.
Lo senti arrivare dai boschi, attraversare i vicoli, salire lungo le montagne. Non lo puoi vedere, ma puoi riconoscerlo dal movimento delle foglie, dall’aria che cambia, dal modo in cui il paesaggio sembra improvvisamente prendere voce.
Settefrati è uno di questi luoghi.
A circa 780 metri di altitudine, sul versante orientale della Valle di Comino, il borgo è incastonato tra le montagne del Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise. Il suo territorio racconta un rapporto antico tra comunità e montagna, tra spiritualità e natura, tra strade percorse ogni giorno e sentieri che salgono verso il cuore del Parco.
È qui che il 25 agosto il Festival delle Storie porta Fratello Vento, la terza creatura del Cantico delle Creature dopo il Sole e l’Acqua.
Ma per incontrare il vento bisogna prima attraversare il paese.
Un borgo nato sulla montagna
Settefrati ha origini antiche. Il paese sorse sui resti di un insediamento preromano identificato con il Vicus e il suo nome è legato, secondo la tradizione, ai sette figli di Santa Felicita, martirizzati a Roma durante le persecuzioni contro i cristiani.
Il primo nucleo medievale si sviluppò intorno a un castello. Il castellum Septem Fratum è documentato già nel 991, mentre nel 1012 la chiesa di San Paolo, appartenente al territorio del castello, venne donata al monastero di Montecassino.
Il paese crebbe seguendo la forma della montagna: una struttura fortificata sulla parte più alta, le case che si sviluppavano verso valle, le vie che collegavano il castrum ai borghi esterni.
Ancora oggi la torre medievale, ciò che resta della cinta muraria e alcune delle antiche porte raccontano questa origine.
La torre, la piazza e il cuore del paese
Per conoscere Settefrati bisogna salire.
Nel punto più alto del paese si trovano la Chiesa di Santo Stefano Protomartire e la torre medievale, testimonianza dell’antico sistema fortificato. La chiesa si affaccia sulla parte alta del borgo, al vertice della scalinata che sale da Piazza Municipio.
La piazza è uno dei luoghi in cui leggere meglio la storia più recente del paese: qui si trovano anche la fontana in ferro battuto e il lavatoio pubblico, costruito intorno al 1870 durante i lavori di sistemazione del centro abitato.
Sono luoghi apparentemente semplici.
Ma un lavatoio racconta una comunità almeno quanto un palazzo: le persone che vi si incontravano, il lavoro quotidiano, le relazioni, le abitudini che scandivano la vita del paese.
Una storia segnata dal terremoto
Il centro storico di Settefrati ha conosciuto anche la forza distruttiva della natura e della storia.
Il terremoto del 1915 e gli eventi della Seconda guerra mondiale danneggiarono gravemente il borgo, lasciando in piedi soltanto alcune parti dell’antica struttura fortificata. Il Parco Nazionale descrive ancora oggi Settefrati come un paese medievale dalla tipica pianta circolare, dominato da una torre e dai resti della fortificazione.
È una memoria che non si vede soltanto nelle pietre mancanti.
Si vede nel modo in cui un paese ha continuato a ricostruirsi.
La montagna comincia a Canneto
Poi c’è un’altra Settefrati.
Quella che dal borgo sale verso la Valle di Canneto, nel territorio del Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise.
Il Santuario della Madonna di Canneto si trova a circa 1.020 metri di quota, alle pendici del Monte Meta e vicino alle sorgenti del Melfa. La valle è uno dei luoghi più suggestivi del versante laziale del Parco, circondata da faggete e montagne.
Qui natura e spiritualità si incontrano da secoli.
La documentazione storica certa del santuario risale al 1288, quando un documento di papa Niccolò IV confermò la regola benedettina per il monastero di Santa Maria di Canneto. La storia del luogo, però, è molto più antica e si intreccia con un precedente culto dedicato alla dea Mefite, testimoniato dai resti di un antico tempio rinvenuti nella valle.
È uno di quei luoghi in cui sembra impossibile separare completamente il paesaggio dalla memoria.
Il santuario e la Madonna Nera
Il Santuario di Canneto è oggi uno dei grandi luoghi di pellegrinaggio dell’Italia centrale.
Ogni anno, secondo i dati del Comune, circa 150.000 fedeli raggiungono la Valle da oltre cento comuni di Lazio, Abruzzo, Molise e Campania. Il momento più intenso è quello della festa di agosto, quando migliaia di pellegrini raggiungono il santuario anche a piedi, attraverso i sentieri della montagna.
Tra il 18 e il 22 agosto si rinnova una tradizione secolare: la statua della Madonna conservata nella chiesa parrocchiale di Settefrati viene portata in processione fino al santuario e poi riportata in paese.
La notte del ritorno è uno dei momenti più suggestivi della festa. Le compagnie di pellegrini arrivano a piedi, la valle risuona di canti e la processione attraversa il paese.
Qui il vento incontra la voce.
E la montagna diventa un luogo di memoria collettiva.
Il Parco, oltre il borgo
Settefrati è anche una porta verso il Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise, uno dei territori naturali più importanti dell’Appennino.
Dalla Valle di Canneto partono diversi itinerari escursionistici: verso Tre Confini, Picinisco, Rocca Altiera e il Passaggio dell’Orso, oltre a percorsi che collegano la valle al territorio circostante.
È un paesaggio fatto di boschi, radure, acqua e bastioni rocciosi, dove il volo dell’aquila e la presenza della fauna appenninica fanno parte dell’esperienza della montagna.
Qui il vento non è una metafora.
È parte del paesaggio.
Fratello Vento
È difficile immaginare un luogo più adatto a raccontare il vento.
Nel Cantico delle Creature, Francesco lo chiama “frate Vento” e lo accosta all’aria, alle nuvole, al sereno e a ogni tempo attraverso cui il cielo cambia.
A Settefrati il vento può diventare allora una chiave per leggere il borgo.
È il movimento dei pellegrini che salgono verso Canneto.
È l’aria delle montagne.
È ciò che attraversa le faggete e non conosce confini.
Ma è anche una metafora perfetta per le storie.
Perché una storia, come il vento, non rimane mai esattamente dove nasce.
Passa da una persona all’altra, cambia voce, attraversa generazioni, arriva in luoghi lontani e può trasformare il modo in cui guardiamo il mondo.
Settefrati, il luogo dove le storie prendono aria
Il Festival delle Storie arriva a Settefrati proprio per questo.
Non per sovrapporre un evento al paese, ma per lasciare che il paese entri nel racconto.
Il centro storico, la torre, la piazza, la montagna, la Valle di Canneto: ogni luogo porta con sé una storia precedente a quella del Festival.
E quando arrivano gli scrittori, i giornalisti, gli artisti, gli sportivi e gli altri protagonisti della cultura, quelle storie si incontrano con altre storie.
Il borgo diventa così una specie di crocevia.
Come una montagna attraversata dal vento.
Prima di andare, guardare in alto
Settefrati merita di essere attraversata senza fretta.
Si può cominciare dal centro storico, salire verso la torre e la Chiesa di Santo Stefano, fermarsi in Piazza Municipio e osservare le tracce della storia più recente del paese.
Poi si può continuare verso la Valle di Canneto, lasciando il borgo alle spalle e entrando nel paesaggio del Parco.
E magari, lungo la strada, fermarsi ad ascoltare.
Perché in un paese come Settefrati il vento non è soltanto qualcosa che si sente.
È qualcosa che racconta.
Il 25 agosto il Festival delle Storie proverà a seguirne la direzione.
Non per trattenerlo.
Ma per lasciarlo passare, come fanno tutte le storie quando trovano qualcuno disposto ad ascoltarle.