«Laudato si’, mi’ Signore, per sora nostra matre Terra…».
Nel Cantico delle Creature Francesco chiama la Terra “madre”. È una parola che contiene già una storia: quella di qualcosa che ci precede, ci accoglie, ci nutre e ci consegna un’eredità. Il 26 agosto il Festival delle Storie porta questa immagine a Casalvieri, trasformandola in una giornata dedicata alle radici, al ritorno e alla memoria che sostiene e governa.
E allora la Terra non è soltanto il pianeta da proteggere. È anche il luogo da cui veniamo, la famiglia dentro cui nasciamo, la memoria che ereditiamo, il paesaggio che ci forma. È ciò che resta quando il tempo passa e ciò che siamo chiamati a restituire a chi verrà dopo di noi.
Gli ospiti del 26 agosto raccontano questa idea da prospettive molto diverse: dalla poesia alla geologia, dal teatro alla climatologia, dalla storia politica alla memoria del cinema. Storie apparentemente lontane che finiscono per incontrarsi proprio lì: nel rapporto tra persone e luoghi, passato e futuro, identità e appartenenza.
Grazia Pulvirenti: quando la letteratura diventa terra di incontro
La giornata si apre con Grazia Pulvirenti, germanista e scrittrice, studiosa di letteratura tedesca, visiting professor presso il Warburg Institute e la UCL di Londra e presidente della Fondazione Lamberto Puggelli. La sua ricerca attraversa letteratura, neuroermeneutica, neuroestetica, embodiment, teatro e poesia.
A Casalvieri porta la storia di Rainer Maria Rilke e Lou von Salomé, un rapporto che ha attraversato la cultura europea e che diventa una storia di incontri, influenze e legami capaci di lasciare tracce profonde.
Una terra può essere anche una cultura: un patrimonio di parole, idee e persone dentro cui si cresce e attraverso cui si costruisce la propria identità.
Cettina Caliò e Luisa Trimarchi: la famiglia come radice e ferita
Alle 12, Cettina Caliò e Luisa Trimarchi affrontano uno dei territori più intimi della giornata: quello della famiglia.
Caliò, poetessa e scrittrice, traduttrice dal francese e curatrice di libri, ha costruito nel tempo un’opera attraversata dalla poesia e dalla prosa. Tra i suoi libri c’è L’estremo forte degli occhi, pubblicato da La nave di Teseo nel 2024.
Trimarchi è poetessa e docente di lettere. Laureata alla Sapienza di Roma sotto la guida di Bianca Maria Frabotta, ha pubblicato, tra gli altri, Nel nome del padre, e partecipa a poetry slam e reading culturali.
Insieme, nel dialogo “Il sale della terra”, partono da una domanda semplice e vertiginosa: cosa significa nascere dentro una famiglia, dentro una terra che non abbiamo scelto? I legami di sangue possono essere radice, ma anche ferita; possono custodire una storia oppure consegnarci un’eredità con cui dobbiamo imparare a fare i conti.
Umberto Marino: il punto in cui i legami possono spezzarsi
Alle 17 la Terra cambia metafora e diventa campo da gioco.
Umberto Marino, dopo una laurea in Giurisprudenza e un’esperienza da criminalista, ha studiato all’Accademia d’Arte Drammatica. Commediografo, sceneggiatore e regista, ha scritto radiodrammi, commedie e sceneggiature per il cinema. E ha amato per tutta la vita, senza essere ricambiato, il tennis.
Nel suo “Il gioco del diavolo”, il tennis diventa una metafora della vita e dei rapporti umani. Perché in ogni partita, come in ogni famiglia, può esistere un punto di rottura: quell’anello debole in cui qualcosa rischia di spezzarsi.
Marco Codognola e Michele Saroli: conoscere la Terra per poterla restituire
Alle 18 il Festival torna alla Terra nella sua dimensione più concreta.
Marco Codognola, manager di Itelyum, gruppo attivo nell’economia circolare e nella rigenerazione degli oli e dei materiali, ha presieduto dal 2020 al 2023 il GEIR, il Groupement Européen de l’Industrie de la Régénération. Michele Saroli è geologo, professore associato di Geologia Applicata e ricercatore associato all’INGV e al CNR-IGAG. Studia frane, faglie attive e fenomeni di subsidenza anche attraverso tecniche satellitari ed è impegnato nella divulgazione scientifica.
In “Quel che resta della Terra”, le loro competenze si incontrano per raccontare la madre Terra da due prospettive complementari: quella di chi studia il territorio e quella di chi lavora per recuperare e rigenerare ciò che utilizziamo.
Anche qui la parola chiave è restituire: capire cosa abbiamo ricevuto e cosa possiamo lasciare.
Graziano Gatti Quadri, David Duszynski e Massimo Betti: ascoltare il paesaggio
Alle 19 la Terra diventa suono.
Graziano Gatti Quadri, cornettista, cantante, compositore e musicoterapista, si muove tra musica d’avanguardia, jazz e sperimentazione elettroacustica. Massimo Betti è chitarrista, compositore e arrangiatore, attivo tra jazz contemporaneo, sperimentazione elettroacustica e teatro musicale. David Duszynski, autore, game designer e docente di recitazione vocale, lavora anche sulla voce e sulle sue possibilità espressive.
In “Restituire alla luna le maree: il nido della cincia”, la storia di un ragazzo che, ascoltando il canto di una cincia, passa dall’essere cacciatore a diventare poeta si intreccia con la memoria della campagna lombarda cara a Ermanno Olmi.
È una piccola storia di trasformazione: basta imparare ad ascoltare un paesaggio per poterlo guardare in modo diverso.
Aurora Piaggesi e Giulia Vertua: quando l’identità diventa una storia da raccontare
Alle 20 Aurora Piaggesi e Giulia Vertua portano in scena “Mi vuoi sposare?”, uno spettacolo che parte da una domanda d’amore per raccontare una storia più ampia: quella di una relazione, del tempo condiviso e del momento in cui scegliere di dare un nome pubblico a ciò che si è costruito insieme.
Piaggesi è regista, autrice e storyteller e si occupa della scrittura dei testi e dell’adattamento drammaturgico. Vertua è sound designer e rumorista cinematografica e teatrale e cura l’ambiente sonoro, le luci e la creazione dei rumori dal vivo.
Anche questa è una storia di radici: quelle che si costruiscono scegliendo una persona, una relazione, un futuro.
Antonello Pasini: dalla Terra che cambia alla responsabilità di cambiarla
Alle 21 arriva una delle domande più urgenti della giornata: che cosa stiamo facendo alla Terra che abitiamo?
Antonello Pasini, fisico climatologo del CNR e docente di Fisica del clima all’Università di Roma Tre, ha pubblicato numerosi articoli scientifici su riviste internazionali ed è anche un divulgatore. Nel 2016 il suo blog Il Kyoto fisso ha vinto il Premio nazionale di divulgazione scientifica.
In “La sfida climatica. Dalla scienza alla politica”, parte dall’analisi dei cambiamenti climatici per arrivare alle possibili soluzioni. Perché la crisi climatica non riguarda soltanto l’ambiente: mette in discussione il modo in cui facciamo scienza, comunichiamo, prendiamo decisioni e immaginiamo il futuro.
La Terra, a questo punto, non è più soltanto ciò che abbiamo ereditato. È anche una responsabilità.
Gaetano Quagliariello: la terra comune della democrazia
Alle 22 la riflessione si sposta dal pianeta alla comunità.
Gaetano Quagliariello, professore ordinario di Storia contemporanea alla Luiss Guido Carli di Roma e Dean della School of Government, è stato Senatore e Ministro delle riforme istituzionali. Dirige la rivista Ventunesimo Secolo e ha dedicato parte della sua attività allo studio della storia politica contemporanea.
Nel suo “Il principe e la repubblica” ripercorre la storia della democrazia italiana dal 1943 a oggi e interpreta la Costituzione non come un testo immobile, ma come un organismo vivente, capace di adattarsi ai mutamenti del Paese.
Se la Terra è la nostra casa comune, la democrazia è una delle forme attraverso cui decidiamo come abitarla insieme.
Federica Ravera: la memoria di una terra che scompare
La giornata si avvia alla conclusione con Federica Ravera, regista e montatrice cresciuta nella bottega di Ermanno Olmi, del quale è stata storica collaboratrice e aiuto regista, lavorando anche a Torneranno i prati.
Alle 23 presenta “Albero nostro”, il documentario realizzato in occasione dei quarant’anni de L’albero degli zoccoli. Le voci di chi partecipò al film e quelle dei testimoni della civiltà contadina ricostruiscono un mondo fatto di lavoro, comunità, gesti quotidiani e rapporto con la terra.
È forse qui che il significato di “Madre Terra” torna alla sua forma più semplice: un luogo non è soltanto uno spazio geografico. È l’insieme delle persone, delle storie e dei gesti che lo hanno abitato.
Una giornata, molte terre
Il 26 agosto non sarà quindi una giornata dedicata soltanto all’ambiente.
Sarà una giornata sulla Terra che ereditiamo e sulla terra da cui veniamo. Sulla famiglia come radice e sulla memoria come forma di appartenenza. Sui paesaggi che cambiano, sulle comunità che rischiano di scomparire, sulle relazioni che ci costruiscono e sulle responsabilità che abbiamo verso il futuro.
Dalla poesia alla scienza, dal cinema alla musica, dalla politica alla vita quotidiana, gli ospiti di Casalvieri racconteranno la stessa domanda da angolazioni diverse: che cosa significa appartenere a un luogo e, soprattutto, che cosa significa prendersene cura?
Perché forse chiamare la Terra “madre”, come fa Francesco, significa proprio questo: riconoscere che prima ancora di essere proprietari di qualcosa, siamo figli di una storia che ci è stata consegnata. E che ogni storia, prima o poi, chiede di essere restituita.