I libri di Sorella Morte: memoria, storia e futuro

«Laudato si’, mi’ Signore, per sora nostra Morte corporale…»

Nel Cantico delle Creature, San Francesco affida a Sorella Morte l’ultima delle grandi creature del suo canto. Non è soltanto la fine, ma il limite davanti al quale l’uomo è chiamato a fare i conti con ciò che ha vissuto, con ciò che lascia e con ciò che continuerà dopo di lui. È il passaggio dalla presenza alla memoria, dalla vita all’eredità.

È nel segno di questa domanda che il 29 agosto, ad Atina, il Festival delle Storie chiude il suo cammino. I libri dell’ultima giornata attraversano epoche, linguaggi e mondi diversi: romanzi storici e gialli, saggi politici, poesia, design e storie di donne. Ma tutti, in modi differenti, interrogano ciò che rimane quando il tempo passa: una storia, un’idea, un’immagine, una ferita, una parola.

Le storie che il tempo non cancella

In Broken Madonna, Anna Lucia Viscogliosi porta il lettore dentro una storia in cui la memoria e le sue fratture diventano materia narrativa. È il racconto di ciò che resta quando un’esperienza ha lasciato il proprio segno e di come anche una ferita possa diventare una forma di conoscenza.

Con El mecànico, Fortunato Di Paolo sceglie invece la strada del racconto, attraverso una figura e un mondo che diventano occasione per interrogarsi sul tempo e sulle vite che lo attraversano.

La memoria si fa storia collettiva ne La primavera in cui imparammo a sognare di Luca Leone. Un titolo che già contiene il movimento della speranza: il ricordo di un momento in cui qualcosa è cambiato e una generazione ha imparato a immaginare un futuro diverso.

Il tempo della politica

Anche la storia politica è fatta di eredità. In Controrivoluzione. Una storia politica del nostro tempo, Giovanni Orsina guarda al presente attraverso le trasformazioni che hanno attraversato la società e la politica, interrogando le idee che continuano a influenzare il nostro modo di leggere il mondo.

Con La stagione dell’identità, Domenico Petrolo porta invece al centro una delle domande più profonde della contemporaneità: chi siamo, individualmente e collettivamente, e cosa accade quando le identità cambiano, si incontrano o entrano in conflitto. Anche qui il passato non è mai davvero passato: continua a dare forma al presente.

Le vite diventano racconto

La letteratura restituisce al tempo ciò che rischia di perdersi. Latte di Marina Zucchelli e La ragazza di Cinecittà di Silvia Cinelli attraversano, attraverso la narrativa, esistenze e mondi in cui il privato incontra la memoria di un’epoca.

In Giallo come lo zolfo, Giuseppe Di Piazza sceglie invece le forme del mistero per riportare alla luce una storia in cui il passato continua a lasciare tracce. Il giallo diventa così uno strumento per cercare ciò che è rimasto nascosto e ricomporre frammenti di una vicenda.

Costruire ciò che resta

L’eredità non è soltanto qualcosa che riceviamo. Può essere anche qualcosa che scegliamo di costruire.

È il tema che attraversa Cucire universi di Domitilla Dardi, dove il design diventa uno spazio capace di mettere in relazione idee, forme, materiali e mondi differenti. Creare significa lasciare una traccia, dare una forma a qualcosa che prima non esisteva e consegnarlo al futuro.

E proprio sul confine tra ferita e letizia si colloca La ferita, la letizia. Faccia a faccia con San Francesco, poeta di Dio e del mondo di Davide Rondoni. Il libro riporta alla sorgente dell’intero Festival, alla figura di Francesco e al Cantico delle Creature, per incontrarlo non come un testo lontano, ma come una voce ancora capace di parlare al presente.

La morte, nel canto francescano, non cancella ciò che viene prima: lo consegna a una dimensione diversa. E forse è questo il filo che unisce tutti i libri dell’ultima giornata. Ogni storia lascia qualcosa dietro di sé. Una memoria, una domanda, una visione, una ferita, un gesto creativo.

Ad Atina, il Festival chiude così il proprio viaggio: non con una fine, ma con un’eredità da raccogliere. Perché raccontare significa anche questo: affidare al tempo qualcosa che possa continuare a vivere quando chi lo ha vissuto non ci sarà più.