«Laudato si’, mi’ Signore, per frate Vento, et per aere et nubilo et sereno et onne tempo, per lo quale a le tue creature dài sustentamento.»
Nel Cantico delle Creature, san Francesco riconosce nel vento una forza invisibile ma indispensabile. Il vento non si vede, eppure cambia il paesaggio. Porta la pioggia, disperde i semi, annuncia le stagioni, unisce terre lontane. È movimento, libertà, incontro. È ciò che mette in relazione le persone e permette alle storie di viaggiare, superando confini, distanze e silenzi.
È a questo Fratello Vento che il Festival delle Storie dedica la giornata del 25 agosto a Settefrati. Una giornata in cui ogni incontro racconta un diverso modo di attraversare il presente: con la curiosità di chi cerca la verità, con il coraggio di chi cambia prospettiva, con il desiderio di dare voce a ciò che spesso rimane ai margini.
Il vento soffia anzitutto tra le pagine del noir. In Tre intrighi – Sottovento, le storie di Mariano Sabatini, Enrico Satta e Paolo Maria Innocenzi invitano a guardare oltre ciò che appare. Il mistero diventa un modo per interrogare la realtà, perché il vento, come ogni buona indagine, sposta ciò che sembrava immobile e porta alla luce ciò che era nascosto.
Poi cambia ritmo e si fa parola poetica. Con Sono tornato perché c’eri tu, Mara Sabia ed Emilio Fabio Torsello mostrano come la poesia possa attraversare il tempo proprio come il vento: senza chiedere permesso, raggiunge chi ascolta, custodisce la memoria e restituisce forza ai legami. È un soffio leggero, ma capace di lasciare un segno profondo.
Il vento continua il suo viaggio nell’Arcipelago Italia, dove fumetto, podcast e antropologia raccontano un Paese che spesso resta fuori dalle mappe più conosciute. I personaggi di Claudio Marinaccio, i borghi narrati da Carlo Annese e le riflessioni di Mauro Minervino parlano di comunità che resistono, di strade che uniscono, di luoghi che sembrano periferici ma custodiscono il cuore più autentico dell’Italia. Come il vento, queste storie collegano isole solo apparentemente lontane.
Anche lo sport segue il movimento del vento. In Calcio senza frontiere, Roberto Maida e Paquito Catanzaro raccontano il calcio come una memoria condivisa, fatta di vittorie, sconfitte e vicende che continuano a parlare a generazioni diverse. Poco dopo, Maria Rosa Quario ripercorre il cammino vissuto accanto alla figlia Federica Brignone: due generazioni unite dalla stessa passione, come se il vento avesse raccolto un testimone per consegnarlo a chi è venuto dopo.
Infine, con Vento di potere, lo sguardo si sposta sul rapporto tra cittadini, immagini e istituzioni. Le esperienze di Anna Camerlingo e Gaetano Quagliariello ricordano che le idee, quando trovano il coraggio di essere raccontate, possono attraversare il tempo proprio come il vento: cambiano prospettiva, alimentano il dibattito e aprono nuove possibilità di comprensione.
Il Fratello Vento di San Francesco d’Assisi non conosce confini e non appartiene a nessuno. È un dono che mette in relazione ciò che sembrava distante. Così sono anche le storie del Festival: passano di voce in voce, cambiano forma, incontrano persone diverse e continuano il loro cammino. Perché ogni racconto autentico è come il vento: non si può trattenere, ma può cambiare il paesaggio di chi lo incontra.
«Laudato si’, mi’ Signore, per frate Vento, et per aere et nubilo et sereno et onne tempo, per lo quale a le tue creature dài sustentamento.»