C’è un momento, in ogni storia, in cui sembra che tutto si compia. È l’istante in cui il racconto smette di appartenere soltanto a chi lo ha scritto e comincia il suo viaggio dentro chi lo ha ascoltato. È lì che le storie rivelano la loro forza: non quando finiscono, ma quando continuano a vivere nella memoria di qualcuno.
Francesco d’Assisi osò chiamare “sorella” anche ciò che gli uomini hanno sempre temuto di più: la morte. Non per negare la fragilità della vita, ma perché aveva compreso che ogni compimento è anche una consegna. Nulla di ciò che è stato vissuto con autenticità si perde davvero: cambia forma, si trasmette, continua il proprio cammino attraverso le persone e il tempo.
I racconti di questa giornata del Festival delle Storie 2026 attraversano il Novecento, riportano alla luce vicende dimenticate, raccontano donne che scelgono di riscrivere il proprio destino, popoli che ricostruiscono dopo la guerra, identità che si trasformano e memorie che riaffiorano dopo decenni di silenzio. Sono racconti lontani nel tempo, eppure sorprendentemente vicini, perché continuano a interrogare il nostro presente.
Otto secoli non sono bastati a rendere antica la voce di San Francesco. Ancora oggi riesce a stupire per la sua capacità di guardare il mondo con occhi diversi: chiamare fratello il sole, sorella l’acqua, fratello il fuoco e perfino «sora nostra morte corporale». Non come simbolo della fine, ma come parte di un cammino più grande, nel quale ogni esperienza, ogni incontro e ogni storia trovano il loro significato.
Forse è questo il privilegio delle storie: attraversano il tempo senza consumarsi. Cambiano voce, cambiano volto, cambiano lettore, ma continuano a generare domande. E finché qualcuno sarà disposto ad ascoltarle, nessun racconto potrà dirsi davvero concluso.
Scopri il programma del 29 Agosto ad Atina
Ore 11.00
Lino Cerri
Armando
La storia di Armando Mancini: una storia dell’Italia del Novecento raccontata con lo sguardo di un imprenditore che si impegna anche nella politica.
Ore 12.00
Ritorni e partenze
Romanzi di ritorni e di partenze. L’Atina del dopoguerra raccontata da una scrittrice inglese, e la Spagna immaginata e sognata narrata da un autore di Atina.
Anna Lucia Viscogliosi
Broken Madonna
Fortunato Di Paolo
El mecànico
Ore 17.00
Il sole della Repubblica
Luca Leone e Carlo Tortarolo
La primavera in cui imparammo a sognare
Il 1946, l’anno della svolta: gli esuli istriani, i bambini della guerra di Cassino, i sopravvissuti allo sterminio. Il clima di ottant’anni fa, alla nascita della Repubblica.
Ore 18.00
Giuseppe Di Piazza
Giallo come lo zolfo
Gennaio 1902: un uomo perde l’isola di Vulcano, terra di zolfo, sangue e ricchezze. Ottant’anni dopo la storia torna a galla. Il noir del cronista Leo Salinas (HarperCollins).
Ore 19.00
Ragazze che cambiano il destino
Due saghe femminili, due epoche, una domanda: cosa è disposta a fare una donna per scrivere da sé il proprio destino? In Latte una balia ciociara e una signora borghese si incontrano nel 1959. In La ragazza di Cinecittà Filomena dal Quadraro sogna il cinema nella Roma del 1937.
Marina Zucchelli
Latte
Silvia Cinelli
La ragazza di Cinecittà
Ore 20.00
Controrivoluzione
La politica è materia incandescente: si deforma, reagisce, esplode.
Giovanni Orsina, Adelchi Battista, Andrea Mancia
Il populismo come reazione alla crisi dell’ordine liberale. Una storia politica del nostro tempo (Marsilio).
Domenico Petrolo
La stagione dell’identità
Politica, identità e trasformazioni del presente.
Ore 21.00
Domitilla Dardi
Cucire universi
Storica del design, già Senior Curator del MAXXI. Arti dette minori e femminili che hanno determinato pensieri e strumenti della nostra cultura (Einaudi).
Ore 22.00
Davide Rondoni
La ferita, la letizia. Faccia a faccia con San Francesco
Con Loreto Gismondi, Giacomo Cellucci e Milena Cervi. Poeta di Dio e del mondo: lo spettacolo che chiude il festival, faccia a faccia con il Francesco vero.
Vivi il Dopo festival ad Atina
Le parole continuano a rincorrersi tra i tavoli, le risate si confondono con la musica, qualcuno racconta un’altra storia, qualcuno ascolta in silenzio. Le piazze cambiano ritmo e sembrano trattenere il tempo, come se la notte non avesse alcuna fretta di arrivare alla sua conclusione.
È questo il Dopo Festival. Il luogo in cui gli incontri diventano confidenze, gli autori diventano compagni di conversazione e il pubblico smette di essere spettatore. Tutto accade con naturalezza, senza copione, perché le storie più vere non hanno bisogno di un palco per continuare a vivere.
Forse è questo il ricordo che rimane più a lungo: una piazza illuminata, una musica in lontananza, il piacere di restare ancora un po’, con la sensazione che ogni saluto sia soltanto un arrivederci.
Ore 23.00
Defaticamento: il dopo festival
Chi ci sta, ci sta. Chiacchiere e musiche in libertà, con ospiti e pubblico. Il dopo festival, quando le storie continuano sottovoce, tra un bicchiere e l’ultima nota.