C’è un posto tra Montecassino e il Parco Nazionale d’Abruzzo dove ogni anno, nell’ultima settimana di agosto, succede qualcosa di semplice e di strano insieme: si raccontano storie. Non su uno schermo, non in streaming, non con le cuffie. Di persona, in piazza, sotto le stelle. Il Festival delle Storie esiste dal 2009 e ha attraversato sedici anni con una sola regola: per salire sul palco bisogna avere una buona storia da raccontare.
Il festival è itinerante. Si sposta di borgo in borgo nella Valle di Comino, nel Lazio meridionale, e ogni sera trasforma un cortile medievale, una piazza sotto i platani o un castello in rovina nel luogo più importante del mondo. Per qualche ora. Poi la notte finisce, il pubblico se ne va lentamente, e il borgo torna ad essere quello che è sempre stato: un posto di pietra e silenzio, dove le storie sono rimaste comunque.
«La sola condizione per salire sul palco è avere una buona storia.»
Il Cantico delle Creature
La quindicesima edizione è dedicata al Cantico delle Creature di San Francesco d’Assisi, nell’anno degli 800 anni dalla sua morte. Il Cantico è il testo più antico della letteratura italiana, scritto da un uomo malato e quasi cieco in un tugurio accanto a San Damiano. È una preghiera, un inno alla vita, il primo grande atto di narrazione della natura nella cultura occidentale.
Francesco chiama il sole «fratello» e la luna «sorella». Chiama l’acqua «utile e umile e pretiosa e casta». Chiama il fuoco «bello e giocondo e robusto e forte». Chiama la terra «madre». E alla fine, con la stessa tenerezza, chiama la morte «sorella». Non c’è gerarchia tra le creature: tutto è necessario, tutto è degno di lode.
Il festival ha preso questo testo e lo ha trasformato in una mappa. Sette carte per sette borghi, ciascuna ispirata a una creatura del Cantico. Ogni sera un borgo diverso, ogni borgo una carta, ogni carta una serata di storie, musica, incontri. Insieme le sette serate compongono un unico racconto: quello di un mondo che vale la pena abitare.
Sette borghi, sette serate: il programma completo del 2026
Sono borghi medievali, arroccati sulla montagna o distesi lungo la valle. Hanno castelli, chiese romaniche, palazzi nobiliari, platani centenari. Hanno anche i problemi di tutti i borghi dell’Appennino: lo spopolamento, l’invecchiamento, la fatica di restare.
Per una settimana all’anno, il festival li restituisce a se stessi. Le piazze si riempiono, le luci si accendono, e la gente torna, almeno per una sera, a stare insieme. E qui potrete trovarci nell’ultima settimana di agosto:
- Leggi il programma del 23 agosto: Fratello Sole a San Donato
- Leggi il programma del 24 agosto: Sorella Acqua a Gallinaro
- Leggi il programma del 25 agosto: Vento, Aria e Nuvole a Settefrati
- Leggi il programma del 26 agosto: Madre Terra a Casalvieri
- Leggi il programma del 27 agosto: Luna e Stelle a Picinisco
- Leggi il programma 28 agosto, Fratello Fuoco ad Alvito
- Leggi il programma 29 agosto, Sorella Morte ad Atina
Gli ospiti e le storie
In sedici anni il festival ha ospitato centinaia di narratori. Scrittori, giornalisti, musicisti, scienziati, sportivi, registi, attori. Da Pupi Avati a Dacia Maraini, da Roberto Vecchioni a Carla Fracci, da Erri De Luca a Vinicio Capossela, da Luca Barbarossa a Sara Simeoni, da Marco Travaglio a Maurizio De Giovanni. L’unica cosa che avevano in comune era una storia da raccontare.
L’edizione 2026 porta in valle poeti e storici, esploratori degli oceani e campioni olimpici, cantautori e ricercatori, filosofi e fotografi di natura. Ognuno con la propria carta, il proprio borgo, la propria creatura del Cantico. Insieme, sette sere che non si assomigliano, in sette luoghi che non si assomigliano, con sette storie che non si assomigliano. E con un unico filo invisibile che le tiene insieme: l’idea che raccontare sia la cosa più umana che esista.
Portare il mondo in una valle, e scoprire che la valle contiene già il mondo.
Come funziona
Il festival è gratuito. Non servono biglietti, non servono prenotazioni. Basta arrivare. I palchi sono all’aperto: si porta qualcosa su cui sedersi, o si resta in piedi. Le serate cominciano nel pomeriggio e finiscono tardi, perché nessuno guarda l’orologio. C’è sempre un posto dove mangiare, sempre qualcosa da bere, sempre qualcuno con cui parlare.
La Valle di Comino è a circa un’ora e mezza da Roma, a un’ora da Napoli, a mezz’ora da Cassino. Ci sono bed and breakfast, agriturismi, case in affitto.
Chi viene di solito si ferma più di una sera: perché un borgo tira l’altro, perché la valle è bella, perché una volta che si è capito come funziona il festival è difficile fermarsi a una sola storia.
Le storie vi aspettano nella magia della Valle di Comino.
Venite a scoprirle per vivere nuove avventure insieme a noi!